meggie87 (meggie87) wrote in shmup,
meggie87
meggie87
shmup

[Glee] 600 anni luce di distanza [2/3 - R]

Titolo: 600 anni luce di distanza
Fandom: Glee
Pairing/Personaggi: Kurt/Blaine
Rating: R
Genere: Romantico, Angst, Introspettivo
Warning: Slash
Disclaimer: No, chiaramente Glee non è mio e non ci guadagno nulla (purtroppo).
Riassunto: Blaine arriva a New York per l’audizione alla NYADA.
No. Non è così facile.
È piuttosto: Blaine arriva a New York per l’audizione alla NYADA – e intanto distrugge ogni certezza di Kurt, le ricompone, e gli restituisce anche la parte di cuore che pensava di aver perso.
Così è decisamente meglio.


600 ANNI LUCE DI DISTANZA
Parte 2

I got to be your friend now, baby, and I, I would like to move in just a little bit closer.”
“Wooo, anni ottanta, gente!” esclama Santana ridendo, indicando il palco dove un paio di ragazze stanno cercando di riprodurre lo spirito folle dei Dead Or Alive.
Kurt scuote la testa, osservando Blaine sorridere accanto a lui.
Può andare bene. Non deve per forza essere una serata costellata dai ricordi (e lacrime e un male al cuore che ogni tanto torna prepotente come il primo giorno). Sono amici, ed è una serata tra amici e tutto può essere-
Merda.
Seduto a poca distanza da loro c’è Adam, insieme ad un altro paio di persone.
Se c’è una cosa che può andare storta, quella sera, di sicuro sarebbe successa.
“Hey!” Adam alza una mano per salutarlo e Kurt si sente uno schifo, uno schifo per avergli mentito e-
(Non ha alcun motivo di sentirsi così. Forse Adam spera ancora in qualcosa di più, ma Kurt pensa di essere stato –
- non chiaro –
Convincente, nel suo non voler qualcosa di veramente serio.
“Voglio disperatamente voltare pagina.”)
(Bugiardo.)
Un’omissione è comunque una mezza bugia, vero?
“Adam, ciao! Che sorpresa!” dice, mentre la sua voce si piega verso l’alto, assumendo quella sfumatura acuta che Kurt odia odia odia.
“Che sorpresa, proprio, eh…” mormora Santana accanto a lui, a bassa voce. Kurt non fa neppure finta di sentirla, rimanendo con gli occhi fissi sull’altro.
“Santana,” prosegue Adam, in segno di saluto, “Rachel… e-“ si blocca e Kurt lo guarda negli occhi e sa benissimo che ha capito di chi si tratta.
(“Com’era?”
“Chi?”
“Blaine.”
“… quello che non ho mai immaginato di poter avere.”
“Oh.”
“Scusa. Scusa non dovevo-“
“No, è ok. Ed è acqua passata, no?”
Non è mai stato acqua passata. Non lo sarà mai. E Kurt non lo dice e sorride e fa finta di nulla. Ma un’omissione è comunque una mezza bugia, no?)
“Blaine!” Kurt osserva Blaine sorridere e allungare una mano verso Adam e l’unica cosa che vorrebbe fare è andarsene da quel posto, perché è ormai chiaro che Callbacks è maledetto e Kurt giura, lo giura veramente, che non ci metterà mai più piede perché non è possibile che ogni volta debba finire con l’avere lo stomaco sottosopra. Non è possibile e non è giusto, non è-
“Hey, perché non ti facciamo compagnia?” domanda Santana e Kurt vorrebbe strozzarla, prima di vedere il mezzo sorriso titubante di Adam.
E per la prima volta da quando sono entrati da Callbacks, si volta a guardare Blaine. Sembra pensieroso e Kurt non ha idea di cosa gli stia passando per la testa, ma in ogni caso non vuole saperlo. “You spin me right ’round, baby.” È un pensiero cattivo che per un momento gli attraversa la mente, ma se Blaine è in imbarazzo, beh, a Kurt non importa. “Right ’round like a record, baby.” O non dovrebbe importargli, almeno. “Right ’round, ’round, ’round… “ Poi il pensiero cattivo se ne va. “I want your love. I want your love.” E rimane solo quella sensazione di voler allungare un braccio, appoggiarlo attorno alle sue spalle e tirarlo a sé.
E quello è un pensiero ancora più stupido.
Tutto sommato, alla fine, la serata non è male. Si era aspettato peggio, da com’è iniziata, quello è sicuro, ma sia Adam che Blaine si stanno comportando perfettamente e, ok, Kurt è anche grato a Rachel per aver deciso di sedersi tra lui e Adam, dandogli la possibilità di rimanere accanto a Blaine.
Accanto a Blaine e senza la presenza di Adam così vicina. E quello è un altro pensiero cattivo.
(O forse è solo un pensiero confuso, Kurt ha smesso di riconoscerli tempo fa. Kurt ha smesso di riconoscere un sacco di cose.)
La serata non è male. Rachel passa almeno mezzora a raccontare di come si stia preparando per lo spettacolo di fine anno, mentre Santana mima ciclicamente i mille e uno modi per come uccidersi, scatenando un sorriso imbarazzato da parte di Blaine, uno scrollamento di spalle da parte sua e un’espressione dubbiosa da parte di Adam. Adam non ha ancora capito nulla, di Santana, ma Kurt non gliene fa una colpa. Ci sono voluti anni anche a lui per passare dal volerla uccidere giornalmente al volerla uccidere solo ogni tanto.
La serata non è male, ma Kurt è consapevole di avere gli occhi di Blaine addosso. Li sente scivolare lungo il suo profilo più di una volta, ma Kurt non si gira, non lo coglie mai in fragrante, quasi volesse assaporare quella carezza invisibile.
(Non è l’unico ad accorgersi di quegli sguardi. Adam li vede. Kurt se ne accorge quando si volta verso di lui per un istante e lo trova intento a guardarli, lui e Blaine, con l’espressione di qualcuno a cui non servono spiegazioni.
Kurt inizia quasi ad essere stanco di essere circondato da gente che sa, quando lui non riesce a capire proprio un bel niente, quando si ritrova sempre a brancolare nel buio, smarrito e spaventato, prima di trovare sempre e comunque la mano di Blaine tra le dita, e, a quel punto, spaventarsi ancora di più.)
Non è quello il momento. Kurt non sa se tornerà mai il momento di loro due. Ma non è quello non è quello non è-
“Perché non ci canti qualcosa, Blaine?” domanda Rachel, sorseggiando il suo finto Martini.
Blaine scuote la testa, lanciando un’occhiata veloce a Kurt – perché? Perché mi guardi in questo modo? Smettila, Blaine. Smettila. – “No, non… non credo sia una buona idea.”
“Deve riposare la voce, Rachel,” interviene Kurt, sorridendo.
“Esatto. L’audizione è domani e-“
“Fate un duetto insieme!” esclama Santana, aspirando con la cannuccia il suo decisamente non finto Cuba Libre. Kurt punta gli occhi su di lei, sperando di farle capire senza parole che è il momento di stare zitta, ma è Santana. Santana che capisce tutto e che se c’è un modo per metterti a nudo davanti a ciò che non vorresti mai affrontare, beh, lei lo scoprirà. Gli restituisce lo sguardo, prima di far scivolare lentamente la cannuccia dalle labbra. “Avanti, è solo una canzone. Blaine, consideralo un riscaldamento per domani,” si sporge verso Blaine e Kurt ipotizza che, se fosse anche solo minimamente etero, in questo momento la scollatura di Santana l’avrebbe fatto convertire del tutto. Blaine, però, sorride e abbassa la testa, girandosi poi a guardarlo, gli angoli della bocca leggermente curvati all’insù e quei suoi occhi enormi puntati nei suoi.
(Kurt ha detto sì ancora prima che qualcuno gli chieda se è d’accordo.)
“Che ne dici?” domanda Blaine, speranzoso.
Scrolla le spalle, gettando un’ultima occhiata a una Santana fin troppo soddisfatta di se stessa, prima di sospirare un “E va bene,” e alzarsi. Evita di girarsi a guardare Adam. Non vuole vedere la sua espressione e in realtà, nel momento in cui Blaine gli sorride raggiante, prima di fargli strada verso il minuscolo palco, Kurt si dimentica di qualsiasi cosa. Si dimentica che non dovrebbe volere tutto quello, si dimentica che cantare con Blaine non è mai solo cantare con lui, non è mai cantare semplicemente un duetto, ma è osservarlo, osservarlo sciogliersi con le parole di qualcun altro, osservarlo riempire un’intera stanza con la sua voce e la sua presenza e il suo talento e Kurt non ha idea di come può cantare su quel palco, in quel momento, non ha idea di dove sia finita la sua voce, e non pensa a nulla, solo a Blaine che si avvicina a Pascal per informarlo della canzone che ha scelto e Kurt non ha neppure idea di cosa dovrà cantare, non ne ha idea e va comunque bene. Va comunque bene.
Va comunque bene perché si fida di Blaine e ancora si ricorda di tutte le canzoni che hanno urlato insieme a squarciagola nella sicurezza delle loro camere.
Guarda per un attimo giù dal palco, dove Rachel e Santana e Adam li stanno guardando, e si concentra solo sul sorriso dolce di Rachel, ignorando ogni altra cosa se non la rassicurazione che la sua migliore amica è dalla sua parte.
Kurt non sa per cosa, non sa se si tratta del duetto o di Blaine o cosa, ma… va comunque bene.
Non riconosce subito la canzone. E per un attimo, nel sentire le note del pianoforte di Pascal riempire il locale, guarda Blaine con gli occhi sgranati, alla ricerca di un titolo, di un suggerimento, di un qualcosa.
E poi Blaine inizia a cantare. E-
I don't know you, but I want you, all the more for that.”
Oh.
Non hanno mai provato questa canzone insieme, non sul serio almeno. Ma hanno visto il film. Più di una volta. E hanno sussurrato le parole insieme agli attori, sottovoce, come se fosse una ninna nanna, per non disturbare.
Sottovoce, con le parole quasi spezzate, appena accennate, almeno all’inizio, con l’insicurezza di non sapere dove andare o cosa fare o perché.
Kurt guarda Blaine e gli sorride. La voce calma, quasi stesse parlando, e Kurt non riesce a togliergli gli occhi di dosso. E allora non li sposta. Rimane lì, fisso sul suo viso – bello bello bello Blaine è bellissimo e non sa cosa pensare -, solleva il microfono e sussurra anche lui le parole, quasi avesse paura di disturbare. E la sua voce si mischia a quella di Blaine e-
(Canta con Blaine ed è tutto perfetto. Canta con Blaine e le loro voci si uniscono e Kurt pensa che cantare con lui non è mai solo cantare, non è mai solo quello.)
Words fall through me, and always fool me, and I can't react.”
(È più intimo del sesso.)
Kurt sorride titubante e Blaine distende le labbra e i suoi occhi si illuminano ancora di più sotto le luci tenui del locale. Continua a cantare e Kurt non riesce a spostare lo sguardo da lui, non riesce a non sorridere un po’ di più, a non avvicinarsi. E si dimentica del resto, si dimentica che non sono soli perché-
Perché non c’è nulla attorno a loro, perché non c’è mai nulla attorno a Blaine, Blaine che arriva e fa piazza pulita di ogni cosa, Blaine che arriva ed è un tornado e spazza via tutto il resto e a volte è doloroso, a volte fa così male che nella furia delle sue azioni Blaine riesce a strappargli via anche il cuore, a volte Kurt non riesce neppure a reggersi in piedi o a pensare, quando è accanto a lui.
E altre volte…
Blaine sorride e gli fa un cenno con la testa e Kurt riavvicina il microfono alle labbra, pronto a cantare di nuovo per il ritornello.
Mentre sente la sua voce insieme a quella di Blaine, si concede per un istante di distogliere lo sguardo da lui e farlo scivolare lungo il resto della sala. Il ragazzo all’angolo che sta parlando animatamente con un suo amico. La ragazza del tavolo vicino al pianoforte che li guarda sorridendo, tenendo per mano quello che Kurt ipotizza essere il suo ragazzo. Rachel che li osserva con un mezzo sorriso e l’aria dolce e Kurt si chiede per un istante se non sia colpa del falso Martini che si è bevuta prima o se Santana le ha procurato qualcosa di più forte. Adam e lo sguardo triste e le labbra strette in una linea sottile e l’aria di chi-
(Kurt sta cantando con Blaine. Ed è più intimo del sesso.)
- ha capito tutto.
Kurt torna a guardare Blaine, smettendo di cantare e ascoltando l’altro, perdendosi nel suo profilo, prima, e sul suo sorriso, poi. Guardando le luci creare un gioco di ombre con il suo naso e le ciglia e – bellissimo Blaine è bellissimo – Kurt lo guarda e non riesce a pensare a nulla.
You have suffered enough and warred with yourself,” canta Blaine, e Kurt sente gli angoli degli occhi pizzicare e Dio, odia tutto quello, lo odia lo odia lo odia perché non dovrebbe essere così, non dovrebbe, e Blaine ha ancora quel potere su di lui, quel potere di incantarlo, di aprire la bocca, “It's time that you won,” e di fargli perdere qualsiasi punto di riferimento.
Ancora gli toglie il fiato e Kurt non sa cosa fare.
Riprende a cantare insieme a Blaine, “Take this sinking boat and point it home,” e l’unica cosa che gli sembra possa avere un senso è allungare una mano e guardarlo e sperare che la vista leggermente appannata non si trasformi in lacrime, perché no, ha smesso di piangere per lui, “We've still got time,” ha smesso, anche se questa volta non è così sicuro del motivo per cui si sente così, non ne è sicuro e non sa se è solo lui o se anche Blaine si sente quasi soffocare, ma quando Blaine afferra la mano che gli sta porgendo, è come essere di nuovo a casa, “Raise your hopeful voice you have a choice,” è come se tutto fosse tornato al suo posto, perché è Blaine, quello, è Blaine, e Kurt stringe le sue dita e sorride leggermente e nella sua testa c’è solo lui, solo Blaine, Blaine, Blaine, “You've made it now,” Blaine che lo sfiora per la prima volta sulle scale della Dalton, Blaine che lo prende per mano e rimane con lui sempre sempre sempre, “Falling slowly,” anche quando Kurt non è sicuro di volerlo, anche quando è stato lui ad andarsene, anche quando tutto è andato storto ed è rimasto solo il ricordo caldo delle sue dita, “sing your melody,” e la voce quasi spezzata dall’emozione che canta con lui la canzone del loro ipotetico matrimonio, “I'll sing it loud.”
Kurt chiude gli occhi, stringe le dita di Blaine, e riesce quasi a respirare. La mano di Blaine lo trattiene lì, lo ancora a terra e-
Kurt apre gli occhi.
È al sicuro.

*

Sorseggia lentamente il suo cocktail analcolico – niente alcool. L’alcool è pericoloso e gli fa fare pensare cose che non dovrebbe. E non serve, non serve per mandarlo fuori di testa, perché basta Blaine Blaine Blaine, sempre lui, e Kurt lo odia. Solo che non è vero.
Ascolta per un istante la voce di Rachel, prima di tornare a guardare davanti a sé.
Giocherella con un tovagliolino di carta. Lo spezzetta, lo fa scivolare tra le dita, lo appallottola e lo lascia riposare sul tavolo per qualche istante, prima di tornare a tormentarlo.
Beve un altro sorso del suo cocktail, mentre attorno a lui i rumori e le note provenienti dal palco invadono ogni angolo.
“Kurt, tutto bene?” Blaine si è sporto verso di lui, la voce bassa, quasi sussurrata, e Kurt ha la tentazione di appoggiargli una mano sulla spalla e spingerlo via.
(Appoggiargli una mano sulla spalla, afferrare la sua polo, e trascinarlo verso di sé. E le sue labbra, le sue labbra, appena umide di saliva e leggermente dischiuse, le sue labbra, le sue labbra…)
Annuisce, senza girarsi a guardarlo. Sa che non è convincente. Sa anche di non aver ascoltato mezza parola da quando è sceso da quel palco ed è tornato a sedersi al tavolo con gli altri, più di mezz’ora prima.
È Blaine. Blaine e le sue labbra e il suo profumo e i suoi occhi enormi che Kurt non riesce a togliersi dalla testa, e la voglia di baciarlo, di risentire il suo sapore, per controllare se è sempre lo stesso, o se è cambiato, se ha qualcosa di nuovo. Vuole socchiudere le labbra e accogliere la lingua di Blaine nella sua bocca. E poi, scivolare in ginocchio davanti a lui e prendere qualcos’altro tra le sue-
“Voglio andare a casa,” esclama, abbandonando ciò che resta del tovagliolo di carta sul tavolo e afferrando il cellulare.
“Adesso? Ma è ancora presto e-“ tenta di dire Rachel, prima che un’occhiata di Santana la interrompa.
“Sì, io non- non… non mi sento tanto bene. Scusate,” borbotta, alzandosi in piedi. Evita di guardare Adam alla sua sinistra, seduto oltre Rachel. E non vorrebbe neppure vedere il viso di Blaine, ma quest’ultimo lo afferra per la manica e Kurt è costretto ad abbassare lo sguardo.
I suoi occhi i suoi occhi i suoi occhi.
“Vengo con te,” dice Blaine, la sua voce è ferma e Kurt sa che dovrebbe rifiutare ma…
“Ok,” mormora.
Non guarda gli altri e non guarda Adam e, Dio, non guarda neppure Blaine, ma quando si ritrova fuori dal locale, non può fare a meno di sentire la sua presenza, lì accanto, ed è rassicurante. In quel modo che solo Blaine riesce ad essere. In quel modo che lo tranquillizza e lo paralizza dalla paura, tutto insieme.
Si volta verso di lui, un mezzo sorriso sulle labbra, e mormora: “Ti va di camminare?”
Blaine annuisce, gli appoggia una mano sulla spalla in una carezza leggera, ma quando rimette quei centimetri di sicurezza tra di loro, Kurt si sente quasi sollevato.

*

Blaine ci ha provato a riempire il silenzio tra loro due, ci ha provato veramente, Kurt gliene deve dare atto.
Il punto è che la sua testa è da tutt’altra parte e non vuole non vuole non vuole ricadere in quel circolo con Blaine, non vuole guardarlo e dimenticarsi di tutto, non vuole guardarlo e sentirsi affogare. Proprio come sul palco.
Kurt è stanco, e Blaine ci ha provato, sì, a parlare e parlare e parlare durante il loro tragitto fino a casa, accontentandosi  di monosillabi come risposte, ci ha provato, ma la verità è che Kurt vuole solo infilarsi a letto e dormire.
(E dimenticare, Dio, dimenticare ogni cosa. I suoi occhi i suoi occhi i suoi occhi. E la sua voce e la sua mano e come in certi momenti faccia così male da voler solo chiudere gli occhi e in altri… in altri faccia così bene da dimenticarsi ciò che è successo tra di loro, quel tanto che basta per voler sprofondare nelle sue braccia e non riaffiorare più.)
“Posso prendere un cuscino?” chiede Blaine, fermo ai piedi del letto, adorabile in quei pantaloni del pigiama che sono troppo lunghi e voluminosi per la sua figura
Kurt, seduto accanto al suo comodino, intento a scrivere un messaggio a Rachel, solleva lo sguardo, inarcando un sopracciglio.
“Per il divano,” continua Blaine, “ho visto che ci sono già dei cuscini, ma non sembrano molto comodi e mi chiedevo se-“
“Per il divano?”
“Per dormire…”
Kurt scuote la testa, appoggiando il telefono sul comodino e alzandosi dal letto. “Blaine, non dormirai sul divano, c’è spazio per entrambi qui, ok? Non preoccuparti.”
Blaine lo guarda per un attimo, prima di fare un passo avanti. “Non- non voglio darti fastidio, Kurt, se-“
Fastidio.
Fastidio.
Kurt lo osserva e pensa Come puoi darmi fastidio? L’ultima cosa che mi provochi è quella, Blaine. L’ultima. E anche Non hai idea di cosa mi fai, non ne hai mai avuto idea, neppure all’inizio. Mi terrorizzi, Blaine, ma non mi darai mai fastidio.
Sospira, avvicinandosi a lui. “Blaine, hai voglia di dormire qui?” chiede, inclinando la testa, prima di aggiungere sottovoce “Per favore?”.
Blaine annuisce, camminando incerto fino al lato sinistro, senza dire nulla, e Kurt sorride e-
(Ogni volta, Blaine è rimasto su quel lato. Ogni volta che hanno dormito insieme, Kurt si è sempre svegliato abbracciato a lui, la guancia destra appoggiata sul suo petto o sulla sua spalla o sul cuscino accanto alla testa di Blaine, sempre ad un soffio da lui.)
- torna dalla sua parte di letto, si infila sotto le coperte e spegne la luce.
Il loft non è mai completamente al buio, questo perché per quanto ci provi, non potrai mai spegnere veramente New York. Kurt l’ha imparato, ormai. Ma le ombre che lo avvolgono, in quel momento, sono più spaventose del solito, quando cerca di rincuorarsi con il pensiero che nel momento in cui chiuderà gli occhi, tutto sparirà.
Se Kurt chiude gli occhi adesso, riesce a sentire il respiro di Blaine, accanto a lui.
Kurt non lo sente più muoversi e si chiede se anche Blaine abbia paura di toccarlo, di sfiorarlo in qualche modo con un piede o un ginocchio o un gomito. Si chiede se anche lui si stia aggrappando a quei centimetri che li separano come se fossero la loro salvezza, come se quelli potessero assicurare loro una notte tranquilla.
Kurt non è neppure sicuro che riuscirà ad addormentarsi, in quello stato.
I suoi occhi. Sempre i suoi occhi addosso. E la sua voce sussurrata spezzata bellissima.
E la sua mano nella propria, stretta stretta, quasi potesse scivolare via.
(L’ha già fatto una volta. E adesso Kurt ha paura ad afferrarla di nuovo. Che succede se Blaine se la riprende, di nuovo?)
Kurt riapre gli occhi, e di nuovo le ombre del loft attorno a lui gli fanno sapere dove si trova. E Blaine è sempre lì, sempre accanto a lui, dall’altra parte del letto, e basterebbe allungare un braccio per-
Per fare cosa?
Kurt stringe le dita attorno al lenzuolo, forte forte forte, fino a quando la mano quasi non inizia a fargli male e forse con quello, forse il male può essere sufficiente per spiegare perché si sente così, completamente perso e con un nodo in gola e-
Blaine Blaine Blaine.
“Blaine,” sussurra con un filo di voce. E per un attimo spera che non se ne sia accorto, perché non voleva dirlo, non voleva, è solo che-
“Kurt?”
Kurt inspira un paio di volta, prima di allentare la presa delle dita sul lenzuolo. Poi, respira di nuovo.
“Kurt?” chiede nuovamente Blaine, muovendosi nel letto. E vorrebbe dirgli di rimanere lì, nella sua parte, perché l’ultima volta che hanno dormito insieme in un letto sono finiti con lo scopare e Kurt non ha idea di cosa possa succedere quella sera, non lo sa, ma ha smesso di credere che il sesso possa sistemare le cose tra di loro.
(Ha anche smesso di illudersi che il sesso possa essere un passatempo divertente. Non c’è nulla di divertente nel modo in cui il suo cuore si frantuma. Nulla.)
Kurt si muove, girandosi verso Blaine e poi strisciando verso di lui, prima di allungare un braccio e appoggiarlo sul suo petto, prima di mormorare di nuovo un “Blaine,” appena accennato, e aggrapparsi a lui e stringersi e stringerlo e affogare nel suo profumo e nella sua pelle e Dio, perché Blaine ha dovuto fare tutto quello, perché gli ha dato e gli ha tolto e poi è tornato e poi, e poi cosa, di preciso?
Blaine stringe le braccia addosso a lui e Kurt respira contro il suo collo e se solo si sforza, forse, può tornare a mesi e mesi prima, quando quella era l’unica cosa che riusciva a farlo stare veramente bene, ciò che riusciva a tranquillizzarlo davanti ad ogni cosa. L’abbraccio di Blaine. E il suo profumo.
Sei tu che mi fai stare così, chi mi consola, adesso?
“Kurt,” mormora Blaine contro la sua fronte, “parlami, Kurt, ti prego.”
E Kurt non sa neppure cosa dire, perché vorrebbe prenderlo a pugni sul petto e poi baciarlo e farlo gridare di piacere e rispedirlo a Lima e non lasciarlo andare mai più. E nulla ha senso. O forse sì.
Si stringe ancora di più a lui, assaporando il calore del suo corpo e cerando di rimandare indietro quel nodo in gola che non ne vuole sapere di sparire e lasciarlo stare.
(Quante volte? Quante volte ha immaginato loro due così, a New York? Quante volte era tutto diverso?)
“A volte vorrei odiarti,” sussurra, muovendo appena le labbra contro il cotone della maglietta di Blaine, inspirando il suo odore. Blaine non risponde, ma Kurt lo sente respirare piano, sotto di sé, mentre con una mano gli accarezza i capelli.
Kurt ipotizza non ci sia molto da dire.
A volte vorrei odiarti. Ma non ci riuscirò mai.
Lo sanno entrambi.
Solleva appena il viso dal petto di Blaine, quel tanto che basta per provare a guardarlo, anche al buio. Non riesce a vedere che i contorni del suo viso e solo l’ombra dei suoi occhi, e nonostante quello è abbastanza, è abbastanza per fargli mormorare “Blaine,” con un filo di voce, prima di emettere un suono indistinto e strozzato, incapace di trattenerlo in gola ancora a lungo. E Blaine lo attira ancora di più a sé e Kurt si sente male male male da quanto si sente bene. Si aggrappa alle sue spalle e alla sua maglietta e gli permette di baciargli la fronte e di stringerlo a sé e di mormorargli all’orecchio parole che Kurt non riesce neppure a sentire.
Quando chiude gli occhi, inizia a piangere senza neppure accorgersene, e solo la mano di Blaine sulla guancia gli fa capire cosa sta succedendo. Ma non dice nulla, e Blaine non apre bocca.
A volte vorrei odiarti. E invece non potrei essere più distante da tutto quello.

NOTE:
Fine seconda parte :)
Non ho molto da dire, se non che questa storia è nata sostanzialmente dalla scena iniziale, cioè l’incontro tra Blaine e Adam da una parte, e Kurt e Blaine che cantano dall’altra. Doveva essere solo quello, e poi è esploso in questo mostro da venticinque pagine X’D
Comunque! Le due canzoni presenti in questa parte sono: “You Spin Me Round” dei Dead Or Alive e “Falling Slowly”, colonna sonora del film Once :)
A domani con la terza e ultima parte!
Grazie a tutti quelli che hanno letto/commentato/preferitizzato questa storia <3
:**
Tags: !longfic, !warning: slash, anno: 2013, fandom: glee, longfic: 600 anni luce di distanza, rating: r
Subscribe

  • Post a new comment

    Error

    default userpic

    Your IP address will be recorded 

    When you submit the form an invisible reCAPTCHA check will be performed.
    You must follow the Privacy Policy and Google Terms of use.
  • 0 comments