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[Glee] Kryptonite [Oneshot - NC17]

Titolo: Kryptonite
Fandom: Glee
Pairing/Personaggi: Blaine Anderson/Kurt Hummel
Rating: NC17
Genere: Lemon, Introspettivo
Warning: Slash
Disclaimer: No, chiaramente Glee non è mio e non ci guadagno nulla (purtroppo).
Note: Scritta per il COWT3 di maridichallenge per il prompt “maschera”.
Riassunto: Quando chiude la porta, taglia fuori il resto del mondo. Ma Blaine? Blaine da che parte sta? [missing moment dell’episodio 4x14]


KRYPTONITE

Quando chiude la porta, taglia fuori il resto del mondo. È anche abbastanza sicuro di aver lasciato al di là anche una parte di sé, o forse l’ha dimenticata a New York (oppure l’ha solo chiusa sottochiave nella sua testa. È il luogo più sicuro, e non la farà uscire).
Non c’è nulla, comunque, che gli impedisca di spingere Blaine contro la porta e baciarlo, perché in quella stanza non c’è niente oltre a loro. Ed è così semplice, che Kurt deve chiudere gli occhi prima di sorridere contro le labbra di Blaine. È così semplice perché non c’è niente niente niente.
(Ci sono loro.)
Blaine lo bacia lungo la mandibola e poi torna lì, in quel punto sul suo collo, appena sotto l’orecchio, che lo fa impazzire, quel punto che Blaine conosce fin troppo bene perché è lui che l’ha scoperto e mappato e leccato e morso e fatto suo. È ancora solo e soltanto suo, quel posto. Kurt ha baciato Adam, ma Adam non l’ha ancora scoperto, quel punto. Si chiede se succederà mai.
Kurt chiude gli occhi di nuovo e non pensa a come il viso di Blaine si incastri perfettamente nell’incavo del suo collo, non ci pensa, ma il suo corpo lo sente e va bene così. Così è semplice. Il suo corpo non ha bisogno di risposte, sa cosa vuole. Lo sa.
(È come un mantra da quando l’ha visto, quella mattina. Blaine Blaine Blaine. Il suo corpo lo sa e il suo cervello ha messo al sicuro ogni pensiero. È semplice.)
Kurt lo afferra per la giacca e lo tira verso di sé, e quando lo sente premuto contro, quando lo sente completamente addosso, gli viene il dubbio che forse non dovrebbe essere così semplice, che non dovrebbe ricordare tutto alla perfezione, che non dovrebbe volere Blaine in quel modo, perché Blaine ha scelto di non dare importanza a ciò che avevano, andando a finire tra le braccia di un altro, lasciando che qualcun altro, oltre a Kurt, imparasse le linee del suo corpo.
Chissà se anche Blaine ha sovrapposto il corpo di quel qualcuno con il suo. Kurt sente qualcosa nello stomaco, al pensiero, ma è solo un istante, prima che Blaine inizi a spingerlo all’indietro, verso il letto. È più facile aggrapparsi a lui, cercando di sfilargli la giacca e tentando di arrivare alla pelle, Dio, la sua pelle, piuttosto che pensare.
Kurt non vuole pensare. Vuole perdersi in qualcosa di famigliare e dimenticare ciò che c’è al di fuori di quella stanza. E anche lì, in quella camera, non c’è niente. Niente tra di loro, perché non può esserci, non può, e niente attorno. Niente niente niente. Tutto quello è niente.
(Blaine gli morde il labbro inferiore. Kurt geme contro le sue labbra. Pensa: Non lasciarmi, prima di stringere gli occhi e stringere i denti e stringere il cuore. Poi non pensa più a niente.)
Si lascia cadere all’indietro, quando raggiungono il letto, e per un istante è come volare. È una sensazione che conosce. Non ne ha paura. Blaine è sopra di lui in un attimo e Kurt smette di pensare e inizia solo a volere volere volere, con una disperazione che ha conosciuto poche volte, con un desiderio che gli scivola dentro fino ad arrivare tra le gambe. Ed è lì che vuole Blaine, vuole che lo accarezzi e lo prenda e lo sfiori con una violenza che dovrebbe quasi spaventarlo, ma non è così, perché è semplice, tutto quello, è sesso, nella versione più pura del termine, e non c’è altro in quella stanza, se non desiderio. È semplice tutto quello, perché non è niente, è solo… è solo-
“Blaine,” sospira tra le labbra, chiudendo gli occhi, gemendo quando con le dita riesce finalmente ad arrivare al di sotto della sua camicia e a sfiorare il suo petto.
Quando Blaine si separa dalle sue labbra, Kurt si muove d’istinto, togliendogli la giacca e finendo di slacciare gli ultimi bottoni della camicia. Sono mesi che non lo vede così. Sono mesi che non lo sfiora, che non è suo, suo da accarezzare e volere e leccare e mordere, e allora lo fa, si sporge verso di lui fino a baciarlo sul petto, succhiando la pelle e respirando il suo odore, il solito deodorante e quel qualcosa che è solo lui, solo Blaine, qualcosa che lo fa gemere a denti stretti, perché non può volerlo così tanto, non dovrebbe volerlo, ma-
Blaine lo spinge sul letto, butta la camicia e la cravatta per terra e torna addosso a lui, baciandolo baciandolo baciandolo e togliendogli il respiro e Kurt pensa: Non è cambiato niente.
(È tutto diverso, invece.)
Le dita di Blaine si muovono veloci per spogliarlo e Kurt si ricorda delle prime volte, di quanto fosse un tentativo continuo di fare la cosa giusta, di quanto andasse tutto puntualmente storto, di quanto fosse divertente, tutto quello, perché erano insieme e non contava l’esperienza, l’esperienza se la sarebbero creata da soli.
Così, quando le dita di Blaine incespicano sulla cintura dei pantaloni, Kurt non può fare a meno di ridere davanti all’espressione corrucciata di Blaine e al “Fanculo,” a denti stretti che completa il momento.
“Faccio io,” sorride, spostando le mani di Blaine e slacciandosi velocemente cintura e pantaloni, prima di tornare a guardare Blaine con aria divertita.
“Anche quando indossi qualcosa di semplice, finisce che rimango incastrato nei tuoi vestiti,” borbotta Blaine, scuotendo la testa.
Kurt ride, ricadendo con la testa sul cuscino e colpendo Blaine su un braccio. “Blaine Anderson, io non mi vesto ‘semplice’, stai bene attento a cosa dici!”
Sopra di lui, Blaine lo guarda, con quegli occhi enormi che Kurt ha sempre amato, e deve sforzarsi per distogliere lo sguardo, per tornare a toccarlo a sentirlo a volerlo a non pensare. Lo vuole addosso, Kurt, lo vuole addosso e attorno e tra le sue dita, vuole vedere quegli occhi chiudersi e la bocca gemere e vuole baciarlo e vuole averlo nell’unico modo che gli è possibile. È semplice, dovrebbe essere semplice.
E quando Blaine inizia a baciargli il petto e a leccarlo e a scivolare verso il basso, seguendo immaginarie scie lasciate proprio da lui, mesi prima, scie che non ha più percorso, scie che ha deciso non sarebbero state abbastanza, scie che ha cercato altrove-
Kurt stringe forte gli occhi e sospira, ogni pensiero archiviato nel retro della sua testa, sottochiave, lì dove nessuno può scoprirli e metterli a nudo. Blaine può spogliare il suo corpo, però, se vuole. Quello è suo, Dio, che faccia ciò che vuole, che continui a leccarlo lì, sul fianco, dove Kurt sa benissimo che rimarranno i segni e va bene così, non gli importa, li vuole. Vuole che le labbra di Blaine suggellino la promessa che ha rotto mesi prima, vuole che lo faccia con la sua bocca, e l’umidità della sua lingua.
E Blaine lo fa. E quando si separa dalla sua pelle, è solo per il tempo necessario ad abbassargli i pantaloni e i boxer, prima di prendere la sua erezione tra le labbra e fargli scivolare la lingua addosso. Kurt non può fare a meno di dischiudere le labbra in un gemito che assomiglia ad un sussulto, perché il suo corpo ricorda, ricorda i momenti in cui Blaine si dedicava a lui con lo stesso identico desiderio che Kurt gli vede addosso in quell’istante. Quando Kurt abbassa lo sguardo e incrocia gli occhi di Blaine che lo osservano da dov’è rannicchiato tra le sue gambe, non sa a cosa pensare.
(Lo sa, invece. Gli fa paura, invece. Vede gli occhi di Blaine e riconosce il suo sguardo. Vede gli occhi di Blaine e pensa: Non è niente, non può essere niente, ma anche: Non guardarmi così, non farlo, ti prego. Guarda Blaine e vede ciò che sono stati. Vede Blaine e vede la stessa identica adorazione di un tempo. Non vuole sapere cosa Blaine veda sul suo volto.)
Non distoglie lo sguardo, continua ad osservarlo, a guardare quelle labbra strette attorno alla sua erezione e a pensare che potrebbe rimanere così per sempre, che Blaine è nato per quello e che il suo corpo sta provando a tradirlo, sta provando a portarlo in una direzione verso cui non vuole andare.
Blaine inspira contro la sua pelle e Kurt si sente scivolare ancora di più nella sua gola e Dio, deve impedirsi dal gridare. Può afferrare la nuca di Blaine con una mano, però, accarezzandogli la base del collo seguendo il ritmo dei suoi movimenti. E quando Blaine solleva lo sguardo, le guance arrossate e le labbra umide e la bocca che si modella attorno alla sua erezione, in quel momento, Kurt riesce solo a pensare che è bellissimo, che non ha mai visto nessuno così, mai mai mai.
(E che forse non lo vedrà mai. Che anche in futuro ci sarà sempre quest’immagine di Blaine tra le sue gambe a condannarlo a paragonare tutto con lui. Che non troverà mai niente come quella sensazione.)
(Che non la vuole dimenticare.)
Non lasciarmi, pensa ancora una volta, prima di irrigidirsi e venire tra le labbra di Blaine, prima di dimenticarsi il suo nome e perché è lì, prima di far sparire sul serio tutto quello che c’è fuori da quella stanza, perché esistono solo loro due, e niente ha importanza. È tutto semplice e il suo corpo, soddisfatto e tremante e spento, abbandonato contro le coperte del letto, è ancora proteso verso Blaine, come un’infinita tensione che Kurt non ha idea di come mettere a tacere.
Non vuol dire che torneremo insieme.
È solo qualcosa di fisico, ma quel qualcosa che dimora nel suo stomaco e che non lo lascia stare, non gli dà pace.
Comunque non vuol dire che torneremo insieme.
Kurt sente il letto muoversi sotto il peso di Blaine che risale il suo corpo accarezzandogli un fianco, fino ad arrivare all’altezza del suo viso. Il sorriso sulle sue labbra dovrebbe farlo innervosire, dovrebbe fargli venir voglia di ricordare a Blaine che quello non è niente, che è solo sesso, che sono solo due amici che-
Blaine lo bacia, appoggia le labbra contro le sue e Kurt riesce ad avvertire quel sorriso addosso, ed è con una lentezza quasi esasperante che Blaine fa scivolare la lingua nella sua bocca fino a cercare la sua, fino a fargli sentire il suo stesso sapore, fino a fargli dimenticare ogni cosa, tranne quel momento. Quando Blaine si separa da lui, concedendosi di mordergli il labbro inferiore per un’ultima volta, ha ancora sul viso un mezzo sorriso. Kurt dovrebbe dirgli qualcosa, e invece abbassa lo sguardo e gli appoggia una mano sul petto, spingendolo fino a farlo sdraiare sul letto.
Calcia via i suoi pantaloni e i boxer e le scarpe e i calzini e tutto quanto, dimenticati attorno alle caviglie per concentrarsi su qualcosa di molto più interessante.
(La bocca di Blaine, ad esempio.)
Quando torna a guardare Blaine, incrocia i suoi occhi e non può non sorridere davanti all’espressione divertita che trova sul viso dell’altro.
“Sembrava che quei pantaloni ti avessero offeso personalmente, vista la forza con cui li hai lanciati dall’altra parte della camera.”
Kurt ridacchia, avvicinandosi a Blaine. Non risponde, ma gli appoggia le labbra appena sotto all’ombelico, in un bacio leggero, e sente Blaine trattenere il respiro. Gli slaccia i pantaloni, lentamente, come se avessero tutto il tempo del mondo, come se non fosse solo per una notte (solo per qualche ora per qualche minuto per qualche secondo), come se potessero prolungare all’infinito tutto quanto.
Come se Blaine non l’avesse tradito come se fossero ancora insieme come se fosse tutto come prima.
Ma non è nulla, in realtà, e non fa male. È semplice, non fa male.
Quando Blaine è completamente nudo davanti ai suoi occhi, non può fare a meno di pensare a quanto sia attratto da lui, a quanto ogni centimetro del suo corpo lo faccia ancora uscire fuori di testa.
(A quanto riesca a togliergli il respiro.)
Blaine allunga una mano e Kurt non ci pensa, prima di stringersi addosso a lui e baciarlo, prima di sentire tutto il suo corpo contro il proprio, prima di chiudere gli occhi e respirare l’odore di Blaine e di sesso che impregna la sua pelle, prima di leccargli la clavicola ancora e ancora, fino ad arrossarla e poi iniziare a baciarla, come non ne avesse mai abbastanza, prima di far scorrere il palmo della mano lungo il suo corpo, lungo le linee degli addominali, e quelle più marcate dei suoi fianchi, fino ad arrivare tra le sue gambe e stringere la sua erezione tra le dita e accarezzarlo senza mai smettere di baciarlo, sentendo sotto le labbra i gemiti di Blaine che riempiono la stanza.
Vuole portare Blaine al limite. Vuole vederlo tremare sotto le sue dita, vuole vederlo tendersi e rilassarsi e fare quell’espressione che accompagna sempre i suoi orgasmi, quando le sue labbra si socchiudono senza emettere alcun suono che non sia strozzato in gola, quell’espressione che, quando Kurt l’ha vista per la prima volta, l’ha portato a tanto così dal mettersi a piangere.
(Perché era suo, era suo, era suo. Perché lo amava così tanto che a volte non riusciva ad esprimerlo, perché non c’era abituato, ma in quell’occasione gliel’aveva mostrato, gli aveva mostrato quanto fosse vero tutto quello, quanto fosse vero che riusciva a togliergli il fiato.)
In realtà, non dovrebbe volere niente, non dovrebbe perché a New York ha già più o meno qualcuno, qualcuno che scivola facilmente con lui, nella stessa direzione. (Qualcuno che non gli scivola addosso, però. Che non riesce a sentire come sente Blaine, che non riesce a pensare con lui nel futuro, ma solo nell’adesso, in questo momento. Qualcuno di semplice.)
Può essere semplice anche quello, comunque. Non vuol dire che torneranno insieme, non vuol dire nulla. È solo sesso ed è solo Blaine e loro sono solo amici.
E poi Blaine viene con un mezzo gemito e Kurt rimane a guardarlo, mentre tra le dita scivola il suo sperma, e continua ad accarezzarlo, allentando la presa fino a separarsi da lui solo quando Blaine gli afferra il polso.
“Grazie,” mormora a bassa voce Blaine e Kurt scuote la testa, perché non ha senso, perché non è un piacere che ha fatto a Blaine, Blaine che poco prima aveva il suo uccello tra le labbra, Blaine che lo sta guardando di nuovo con quegli occhi enormi e Kurt non riesce a distogliere lo sguardo, anche se non farlo fa male. Anche se non farlo gli ricorda di quella sensazione nel suo stomaco, quella sensazione che non se n’è andata con un orgasmo, quella sensazione a cui non vuole dare un nome perché se non ci pensa, non esiste.
E se non esiste, allora non deve preoccuparsene.
“Non penso tu mi debba ringraziare,” sussurra contro le sue labbra, prima di baciarlo con forza e zittire la sua risposta. Blaine si aggrappa al suo collo, e Kurt gli finisce addosso completamente, le loro gambe intrecciate e il sudore e lo sperma e la saliva tra di loro. E fuori nulla, non c’è nulla.
Kurt geme contro al sua bocca e chiude gli occhi, mentre le mani si stringono contro le sue spalle.
Non lasciarmi.
Lo bacia lo bacia lo bacia e perde il respiro contro le sue labbra. Ma non importa, non c’è nulla al di fuori di loro e non c’è nulla attorno a loro, e non c’è nulla tra di loro.
Kurt si addormenta con la guancia premuta contro il petto di Blaine e le sue braccia attorno al suo corpo.
(Ogni volta che hanno fatto sesso, si è addormentato così. Sempre sempre sempre così.)
(È il suo posto preferito.)
Quando riapre gli occhi, ipotizza non sia passata più di qualche ora. Rimane per un momento fermo lì, a respirare Blaine e a ricordarsi come non sono più. Non sono più nulla, ormai. Finito il sesso, finita la frenesia, si è spento anche quello che li ha portati lì, tra quelle lenzuola. Non c’è più nulla, non c’è più niente, e là fuori il mondo ha ripreso ad andare avanti.
E qui dentro-
Kurt si allontana da Blaine e si alza dal letto, fermandosi a guardare il corpo nudo dell’altro, ancora addormentato. Non torneranno insieme dopo quello, perché quello non significa nulla, è solo una parentesi piacevole con qualcuno che- no, non qualcuno, con Blaine che-
Kurt chiude gli occhi. Blaine Blaine Blaine. Sempre lui, sempre e solo lui anche quando non dovrebbe esserci, anche quando non c’è, anche quando sparisce e poi ritorna, anche quando è distante ed è sempre tra le sue dita, un filo invisibile che lo attira a lui.
Kryptonite, l’ha definito Blaine. Ipotizza abbia ragione.
Kurt si infila in bagno, gettando solo una rapida occhiata al suo riflesso nello specchio, prima di entrare nella doccia. L’acqua calda può lavare via tutto. Via il sudore e l’odore di Blaine addosso, e la sua saliva e lo sperma e il ricordo di ciò che è successo dall’altra parte della porta. Niente, non è successo niente, ma sempre meglio lavarlo via. Non ha idea di come lavare via Blaine al di sotto della sua pelle, però. Il sapone non è abbastanza, uscire con un altro non è abbastanza, la distanza, è evidente, non è abbastanza.
È stato sufficiente salire in macchina con lui e Rachel e Tina per tornare a voler allungare una mano, per volerlo afferrare, per volerlo di nuovo avere.
Non vuol dire che torneremo insieme, comunque.
L’acqua e il sapone non sono abbastanza per cancellare via Blaine. Forse gli serve solo più tempo, forse Adam può aiutarlo in quello. (Adam che scivola con lui, ma non gli scivola addosso, non si insinua al di sotto della sua pelle, non lo avvolge con il terrore che potrebbe non separarsene mai veramente. Adam è semplice. Blaine è… Blaine è.)
Quando torna in camera, una salvietta avvolta attorno alla vita, Blaine è sveglio e sta finendo di allacciarsi i pantaloni.
“Hey,” sorride, prima di tornare a sedersi sul letto.
“Ti ho svegliato? Volevi dormire?” chiede, e mentre afferra i boxer dal pavimento si rende conto che gli manca già il corpo di Blaine, gli manca poterlo vedere, gli manca poterlo toccare.
Il sesso può essere divertente se non porta altro con sé. Il sesso può essere-
“Non preoccuparti,” risponde Blaine. E c’è qualcosa nella sua voce, qualcosa che Kurt conosce e che lo spaventa. C’è quell’inflessione che un tempo amava e che adesso gli ricorda solo ciò che non ha più.
Cerca di raccogliere i vestiti sparsi per la camera, ma è difficile fare qualsiasi cosa con Blaine che lo guarda in quel modo. Sente i suoi occhi sulla pelle, li sente scivolare addosso, e sarebbe così facile abbandonarsi a quello sguardo, sarebbe così-
“Scusa,” ridacchia Blaine, dal letto. Kurt si gira a guardarlo, aggrottando le sopracciglia, mentre finisce di allacciarsi i pantaloni.
“Per cosa?”
Blaine si morde il labbro inferiore, cercando di non ridere, mentre abbassa gli occhi fino a guardargli i fianchi, e Kurt segue il suo sguardo, fino a trovare un alone rosso sulla pelle, appena sopra i boxer.
Oh. Già.
Kurt scuote la testa. “Hai fatto di peggio,” mormora in un mezzo sorriso. E non è come se Blaine non possa vantare i segni dei suoi denti sul suo petto.
Non ha idea di cosa si aspettasse dopo quella sera, ma la verità è che ogni volta che guarda Blaine, ogni volta che si gira verso di lui e lo vede seduto sul letto, intento ad osservarlo con quel sorriso sulle labbra, non può fare a meno di essere calmo.
Non è niente, non è successo niente, non è nulla di-
“Dimmi di nuovo che non torneremo insieme,”
Kurt alza lo sguardo dai bottoni della camicia che sta allacciando e osserva Blaine dallo specchio.
Blaine.
“Beh, è stato divertente, ma-“ non fa neppure a tempo a deglutire.
“No. Non ti permetto di minimizzare quello che è successo, Kurt,” lo interrompe Blaine. E Kurt vorrebbe dirgli che non è minimizzare, è riconoscere ciò che è stato e ciò che non è stato e ciò che non può essere perché- “Non è una casualità se siamo stati insieme a Natale e poi di nuovo a San Valentino.”
Non vuol dire che sia ciò che desideri tu, però, Blaine, non vuol dire che-
Kurt lo osserva mentre si avvicina. Lui e il suo sorriso e la sua giacca tra le mani. Vorrebbe interromperlo.
(Vorrebbe. Ma lo guarda e non sa dove siano finite le parole.)
“E staremo insieme per molti molti altri, non importa quanto tu faccia finta che questo non significhi niente.”
Kurt lo guarda attraverso lo specchio, la parole che ha in testa, quelle che continua a ripetersi, sono scomparse, forse catturate da quella sensazione che ha nello stomaco. E nel momento in cui Blaine lo aiuta ad infilarsi la giacca, nel momento in cui gli accarezza le spalle, non può fare a meno di abbandonarsi leggermente contro le sue mani e cercare negli occhi di Blaine le certezze che non vuole avere.
Lascia che Blaine gli sistemi la giacca, lascia che il suo corpo ricordi cosa vuol dire essere toccato da quelle mani.
Non vuol dire che torneremo insieme, pensa. Non vuol dire che debba significare qualcosa.
E per un attimo, se pensa che il sesso può essere solo quello, solo sesso, si chiede se possa esserlo con Blaine. Se potrà mai essere qualcosa di semplice, qualcosa di fisico, qualcosa di una notte. Se quella definizione si può applicare a Blaine. Blaine che è così sicuro, Blaine che lo guarda e lo sa, sa tutto, e Kurt non ha neppure più la voce per negarlo, che sono amici, che sono solo questo, che-
Kurt si gira verso Blaine. Blaine che è bellissimo e che ha un mezzo sorriso stampato sulle labbra e l’aria serena. Blaine che si aspetta di essere baciato, lo stronzo.
“Ci vediamo di sotto,” sussurra, lanciandogli un’ultima veloce occhiata alle labbra, Dio le sue labbra, prima di allontanarsi da lui e uscire dalla stanza.
Prima di chiudere la porta, osserva per un’ultima volta Blaine e quella camera. Il mondo è lì fuori e tutto il resto sta andando avanti, tutto il resto sembra non essersi mai fermato, eppure-
Guarda il letto sfatto, la giacca di Blaine sulla sedia, la salvietta usata gettata per terra. Guarda Blaine in piedi vicino allo specchio, la linea delle spalle così visibile attraverso la tshirt bianca. Guarda tutto quello e non può essere nulla, non può essere niente di complicato.
E così come si è infilato la giacca, decide di ricoprirsi di semplicità, come fosse un mantello, una maschera, un trucco. Se l’avvolge addosso come un vestito e osserva distaccatamente ciò che lo circonda e ciò che sente nello stomaco, ciò che non vuole nominare, ma continua a rimanere lì, gli ricorda che non è sempre tutto così facile. Una scopata (o due), un orgasmo (o due) e il sudore e l’odore e dita sporche di sperma e la sensazione che tutto sia magnifico. Svanisce il sesso e rimane quella cosa che non si muove, dentro di lui, rimane lì. E forse l’unica è proprio coprirla con qualcosa.
Quando chiude la porta, non è così sicuro di aver tagliato fuori Blaine.

FINE

Ed ecco qui quello che ho definito il trattato psicologico mascherato da porno. O un porno mascherato da trattato psicologico, non so XD
In ogni caso, è dal 2007 che non scrivo qualcosa di nc17 (e tralasciamo che questo sia più un R spinto, ok? Questo so scrivere, alla fine X’D), nonostante varie incursioni qua e là ogni tanto, ma sono contenta che sia stato molto meno complicato della prima volta. Esperienza insegna :D
E, uhm, non so. Spero che vi sia piaciuta? O che non vi faccia schifo? Non ne ho idea XD A me è piaciuto molto scriverla e sono felice di aver dato voce a Kurt, ecco :)
A presto e grazie per aver letto <3

Tags: !one shot, !warning: slash, anno: 2013, fandom: glee, rating: nc17
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